Retorica sfascista
Entro domani la manovra economica per il pareggio di bilancio nel 2013 sarà approvata anche dalla Camera dei deputati. Ma le Borse europee sono nuovamente in calo, perché le prospettive dell’euro sono turbate dal rischio di default della Grecia e dalle incertezze sulla linea che Germania e Bce prenderebbero di fronte a tale fatto, dovuto all’incapacità di Atene di azzerare il suo deficit.
9 AGO 20

Entro domani la manovra economica per il pareggio di bilancio nel 2013 sarà approvata anche dalla Camera dei deputati. Ma le Borse europee sono nuovamente in calo, perché le prospettive dell’euro sono turbate dal rischio di default della Grecia e dalle incertezze sulla linea che Germania e Bce prenderebbero di fronte a tale fatto, dovuto all’incapacità di Atene di azzerare il suo deficit.
Beninteso, gli ultimi dati sulla produzione industriale non sono rassicuranti: a luglio ha subìto la prima flessione su base annua dal 2009, interrompendo il recupero. La produzione è scesa dello 0,7 per cento rispetto a giugno e ha registrato una diminuzione dell’1,6 per cento su base annua. Il settore che ha segnato il calo più intenso della produzione è quello tessile e dell’abbigliamento, con una riduzione del 20 per cento.
Comunque le nubi incombenti sull’Eurozona non nascono dall’Italia, che sta riequilibrando il bilancio, ma dall’atarassia greca e dai dubbi di Moody’s sulle banche francesi, che hanno in portafoglio molti titoli greci senza adeguati parametri patrimoniali. In effetti il Financial Times, non sospettabile di simpatie preconcette per l’Italia, ha registrato il fatto che il decreto italiano anti crisi sta per essere approvato dalla Camera come una delle (poche) buone notizie riguardanti la finanza dell’Eurozona.
Ma in Italia si è scatenata una campagna di allarmismo, basata sullo spread dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi, come segnale dell’incapacità del governo di correggere gli squilibri di bilancio, che ha i connotati di un vero e proprio autolesionismo. Lo spread è elevato, ma sostenibile. E riflette lo squilibrio mondiale fra l’offerta e la domanda di risparmio anche da economie come gli Stati Uniti e la Francia che in passato non avevano elevati deficit. Ciò mentre il catastrofismo sull’Italia di autorevoli personaggi del mondo finanziario, come ad esempio Alessandro Profumo, che ha lasciato intendere con una sua recente intervista che siamo sull’orlo del baratro e che serve una patrimoniale da 400 miliardi, genera una falsa sensazione di rischio di default che fa gioco a chi scommette su uno spread elevato.
E’ paradossale che personalità come Profumo evochino il lupo, mentre la pecora che sarebbe la prima a essere sbranata sarebbe Unicredit che lui ha contribuito a mettere in una situazione patrimoniale insicura. Però, mentre questa retorica sfascista diffonde un pessimismo irragionevole, che allarma i risparmiatori, l’esecutivo dovrebbe considerare con più attenzione l’indice della produzione industriale. Dai dati di ieri si evince una lezione chiara: o l’Italia cresce, assecondata anche dal governo, oppure manovre recessive e catastrofisti in servizio permanente non si arresteranno.
Beninteso, gli ultimi dati sulla produzione industriale non sono rassicuranti: a luglio ha subìto la prima flessione su base annua dal 2009, interrompendo il recupero. La produzione è scesa dello 0,7 per cento rispetto a giugno e ha registrato una diminuzione dell’1,6 per cento su base annua. Il settore che ha segnato il calo più intenso della produzione è quello tessile e dell’abbigliamento, con una riduzione del 20 per cento.
Comunque le nubi incombenti sull’Eurozona non nascono dall’Italia, che sta riequilibrando il bilancio, ma dall’atarassia greca e dai dubbi di Moody’s sulle banche francesi, che hanno in portafoglio molti titoli greci senza adeguati parametri patrimoniali. In effetti il Financial Times, non sospettabile di simpatie preconcette per l’Italia, ha registrato il fatto che il decreto italiano anti crisi sta per essere approvato dalla Camera come una delle (poche) buone notizie riguardanti la finanza dell’Eurozona.
Ma in Italia si è scatenata una campagna di allarmismo, basata sullo spread dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi, come segnale dell’incapacità del governo di correggere gli squilibri di bilancio, che ha i connotati di un vero e proprio autolesionismo. Lo spread è elevato, ma sostenibile. E riflette lo squilibrio mondiale fra l’offerta e la domanda di risparmio anche da economie come gli Stati Uniti e la Francia che in passato non avevano elevati deficit. Ciò mentre il catastrofismo sull’Italia di autorevoli personaggi del mondo finanziario, come ad esempio Alessandro Profumo, che ha lasciato intendere con una sua recente intervista che siamo sull’orlo del baratro e che serve una patrimoniale da 400 miliardi, genera una falsa sensazione di rischio di default che fa gioco a chi scommette su uno spread elevato.
E’ paradossale che personalità come Profumo evochino il lupo, mentre la pecora che sarebbe la prima a essere sbranata sarebbe Unicredit che lui ha contribuito a mettere in una situazione patrimoniale insicura. Però, mentre questa retorica sfascista diffonde un pessimismo irragionevole, che allarma i risparmiatori, l’esecutivo dovrebbe considerare con più attenzione l’indice della produzione industriale. Dai dati di ieri si evince una lezione chiara: o l’Italia cresce, assecondata anche dal governo, oppure manovre recessive e catastrofisti in servizio permanente non si arresteranno.